È necessario contrastare l’aumento della povertà in Abruzzo

È necessario contrastare l’aumento della povertà in Abruzzo

Sono aumentati gli abruzzesi a rischio di povertà o esclusione sociale. Secondo l’ultimo Rapporto ISTAT sul reddito e sulle condizioni di vita, sono sempre più numerose le persone che non possono permettersi l’automobile, una settimana di ferie l’anno fuori casa, addirittura un pasto adeguato ogni 2 giorni, il riscaldamento dell’abitazione, oppure non sono in grado di far fronte a spese impreviste.

Moltissime famiglie abruzzesi vivono il dramma della mancanza di lavoro: cresce il numero dei disoccupati e degli inattivi, ma è in ascesa anche la percentuale di coloro che non trovano occupazione per più di 2-3 mesi l’anno.      Più di 60 mila   lavoratori abruzzesi nel corso del 2015 sono stati costretti a ricorrere a trattamenti di integrazione del reddito (cig ordinaria, straordinaria, in deroga) o a indennità di disoccupazione (mobilità, Aspi, Naspi).

Un pensionato su due vive con un reddito di 500 euro al mese, meno di 7 mila l’anno, nettamente al di sotto della soglia di povertà, che nel 2014 è stata pari a 9.455 euro annui.   Le donne in pensione sono le più penalizzate.

Sono sempre più numerosi i cittadini italiani, oltre agli stranieri, che si rivolgono al Banco alimentare, oppure ai Centri di Ascolto della Caritas per chiedere beni o servizi materiali, un sussidio economico, oppure un alloggio.   Centinaia di persone, senza fissa dimora, vivono e dormono nelle nostre strade, nei parchi, nelle case abbandonate, nelle stazioni, addirittura nelle auto.

Dopo più di 6 anni di crisi economica e finanziaria, la situazione sta diventando drammatica, soprattutto nel meridione del nostro paese, dove una persona su due è a rischio di povertà o di esclusione sociale.     In assenza, finora, di misure efficaci e strutturali del Governo,    diverse Regioni hanno deciso di intervenire direttamente, rompendo ogni indugio, per contrastare il disagio sociale. Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, le province di Trento e Bolzano, ma anche Lazio, Basilicata, Molise, Puglia hanno già approvato dei provvedimenti per finanziare dei programmi di intervento in favore delle famiglie povere.

Dal canto suo, il Governo italiano, dopo anni di sollecitazioni da parte delle 40 associazioni presenti nell’Alleanza contro la povertà, per la prima volta ha messo in bilancio risorse per il 2016    pari a circa 1,7 miliardi di euro, per finanziare diverse azioni di contrasto alla povertà. Ma è solo a partire dal 2017 che viene messo in campo un unico strumento di intervento, organico e strutturale, con una dote di 1,6 miliardi di euro l’anno.

“Queste risorse non sono certamente sufficienti a garantire un vero Reddito di inclusione Sociale, così come proposto dall’Alleanza contro la povertà:   sarebbero infatti necessari, subito, 1,8 miliardi, per arrivare a regime, dopo 4 anni, a 7,1 miliardi di euro per aiutare le famiglie in gravissime difficoltà, circa 4 milioni di persone, ad uscire dalla povertà assoluta, - ha sostenuto Spina -. Abbiamo bisogno di risorse aggiuntive a carico delle Regioni e degli Enti locali. Un contributo, in tal senso, potrebbe venire anche da Fondazioni bancarie, imprese, privati”.

            “La sottoscrizione del Patto per l’inclusione e la solidarietà sociale, proposto in questi giorni dalla Regione Abruzzo, rappresenta certamente un primo passo, che può avere senso concreto solo se accompagnato dalla effettiva definizione di un piano regionale contro la povertà, coinvolgendo l’intera Giunta regionale, perché tutti i settori, istruzione, sanità, sociale, lavoro, politica abitativa, trasporti, debbono scendere in campo per combattere i fenomeni di esclusione sociale, - chiede il segretario Generale della CISL -.

“La Regione deve prevedere un sostegno economico destinato a tutte le famiglie in povertà assoluta, e accompagnato da percorsi di inserimento sociale gestiti in coordinamento con centri per l’impiego, comuni, parti sociali, associazioni del terzo settore; reperendo anche risorse proprie, in aggiunta a quelle del Governo nazionale, così come hanno fatto altre Regioni meridionali che, hanno già approvato dei provvedimenti per finanziare dei programmi di intervento in favore delle famiglie povere, - ha concluso SPINA”.

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