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Oct06

Appalti al ribasso sulla qualità delle prestazioni sanitarie!

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Appalti al ribasso sulla qualità delle prestazioni sanitarie!

Nello scorso mese di agosto, in Gazzetta Ufficiale del giorno 14, è stata pubblicata la delibera n° 804 del 24 luglio 2015 della ASL di Pescara, in qualità capofila, ha indetto una procedura aperta di ambito regionale alla ricerca di un operatore economico a cui affidare il servizio di assistenza sanitaria domiciliare. Il bando prevede la creazione di un modello organizzativo per una presa in carico globale dell’assistito con garanzia dell’assistenza medico-specialistico, infermieristica, riabilitativa/logopedia, nonché di assistenza psicologica e socio-sanitaria.

Il valore dell’appalto, di considerevole importo, è di oltre 51 milioni di euro e verrà assegnato a quell’operatore economico che presenterà l’offerta economica più vantaggiosa. Una gara al massimo ribasso che è stata già sperimentata negativamente sulla qualità delle prestazioni erogate e sulla retribuzione contrattuale ai lavoratori nell’appalto regionale del Cup con capofila la Asl di Chieti e quello degli OSS sempre nella asl di Chieti.

E non finisce qui: l’appalto dell’ ADI prevede anche l’assegnazione di “pacchetti riabilitativi” di bassa, media ed alta complessità con una presa in carico del paziente dopo la formulazione di un piano di assistenza individuale redatto in base ai diversi bisogni di complessità. Il futuro operatore economico, aggiudicatario della gara, potrebbe, altresì, ulteriormente sub-appaltare il servizio sanitario, per gli aspetti che riterrà più opportuni, per un importo pari al 30% del valore del corrispettivo appalto.

È inopportuno affidare a terzi l’erogazione di prestazioni sanitarie di alto profilo e competenza professionale che, il Servizio Sanitario Regionale dovrebbe necessariamente gestire in forma diretta. Esiste un ulteriore elemento di dubbia legittimità dell’intero appalto: anche i “pacchetti” di prestazioni riabilitative sono commissionati a soggetti economici “non accreditati” quando, oggi, in Abruzzo ci sono Centri di Riabilitazione accreditati e convenzionati con la stessa Regione per erogare le stesse prestazioni.

Per la CISL FP sussiste un problema di violazione delle norme che regolano la materia ed i principi di accreditamento Istituzionale e standard delle prestazioni riabilitative disciplinate dalla Legge Regionale 32/2007, prevaricando, peraltro, le stesse linee guida ministeriali sui Piani di Indirizzo per la Riabilitazione, le quali prevedono che gli interventi riabilitativi siano erogati da strutture pubbliche e private a tal fine accreditate.

Anche dal punto di vista giuridico, la procedura di gara indetta dalla Asl di Pescara, sembra contenere profili di illegittimità sull’aggiudicazione delle prestazioni riabilitative a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Bisogna ricordare che le tariffe per la remunerazione delle prestazioni sono stabilite dalle Regioni e l’Abruzzo ha legiferato con delibera di GRA 671/2002 e delibera CR 157/2005. Non si comprende come possa essere legittimamente plausibile un’eventuale ribasso di offerta su dette prestazioni che viceversa sono oggi oggetto di discussione per una loro eventuale rivisitazione al rialzo in quanto fissate oltre 10 anni fa.

               La CISL FP Abruzzo chiede un confronto con l’Assessore alla Sanità ed il Commissario ad Acta al fine di verificare l’attuazione di percorsi alternativi e più virtuosi che possano consentire al Sistema sanitario Regionale di svolgere in forma diretta il servizio di assistenza domiciliare sanitaria ai cittadini abruzzesi.

 

     Il Responsabile Sanità CISL Fp Abruzzo                         Il Segretario Generale Fp Abruzzo 

     Davide FARINA                                                   Vincenzo TRANIELLO              

Sep25

Asl dell'Aquila: Cisl “La Regione blocca il rinnovo dei contratti a 300 precari”

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Asl dell'Aquila: Cisl “La Regione blocca il rinnovo dei contratti a 300 precari”

A rischio il rinnovo di 300 contratti, in scadenza a fine mese, che riguardano altrettanti precari in servizio alla Asl Avezzano-Sulmona- L'Aquila”. Gianfranco Giorgi, coordinatore provinciale Fp- Cisl sanità, lancia l'allarme sulla situazione che si sta creando all'interno dell'azienda sanitaria aquilana. “La Regione, nell'ultimo tavolo di confronto”, evidenzia Giorgi, “ha invitato la Asl dell'Aquila a ridurre la spesa per il personale precario, che doveva essere tagliata del 50 per cento in nome del contenimento dei costi, ma che al momento risulta ancora sovradimensionata. Ciò comporterà il rischio del mancato rinnovo dei contratti a 300 precari che prestano servizio all'interno della Asl: si tratta di diverse figure professionali, medici, infermieri, tecnici di laboratorio e di radiologia, operatori socio-sanitari e amministrativi”. Giorgi fa notare come “la riduzione della spesa imposta dalla Regione ha indotto la Asl dell'Aquila a prorogare, per un solo mese, fino a fine ottobre, un numero limitatissimo di contratti a termine. Tale, gravissima, situazione comporterà disservizi e problemi in tutti i presìdi sanitari dell'azienda mettendo in forse la qualità dell'assistenza ai cittadini, con il rischio concreto del blocco totale di alcune attività sanitarie di fondamentale importanza. La sanità pubblica non può essere gestita in continua emergenza”. La Fp-Cisl ricorda che “la Regione, per il calcolo del tetto massimo di spesa consentito per il personale precario, fa riferimento all'annualità 2009, quando la Asl aquilana, già di per sé virtuosa quanto a contenimento dei costi, ha dovuto affrontare la grave emergenza del sisma”. “Chiediamo”, conclude Giorgi, “l'immediata convocazione di un tavolo tecnico alla presenza della Regione, della dirigenza della Asl e delle organizzazioni sindacali per affrontare il delicato problema del personale precario dell'azienda sanitaria aquilana”.

 

Monica Pelliccione

Ufficio stampa Cisl della provincia dell'Aquila

 

Sep23

LA PREFETTURA DI CHIETI NON SI TOCCA

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LA PREFETTURA DI CHIETI NON SI TOCCA

Si è svolta oggi l’assemblea sindacale del Personale della Prefettura e Questura di Chieti nel merito dello schema di DPR sulla nuova Organizzazione del Ministero degli Interni. Provvedimento che prevede la soppressione della Prefettura di Chieti accorpandola con quella di Pescara.

Nel corso dell’assemblea, che si è svolta contemporaneamente in tutte le 23 Prefetture italiane oggetto di accorpamento numerosi gli interventi dei dipendenti che con forza hanno ribadito la propria contrarietà al provvedimento in questione.

Le motivazioni sono:

  • Quali sono i criteri con cui si è proceduto alla riorganizzazione. La Provincia di Chieti per dimensione geografica, abitanti, numero comuni, insediamenti produttivi ha tutti numeri per non essere toccata
  • La chiusura dei presidi dello Stato sul territorio significa di fatto un arretramento dei presidi di legalità con tutte le nefaste conseguenze sulle attività di contrasto alla delinquenza, infiltrazioni malavitose senza dimenticare tutti i servizi offerti al territorio a partire dalla gestione degli immigrati aspetto oggi sempre più emergenziale
  • La soppressione della Prefettura di Chieti inoltre non tiene conto di quanto pattuito recentemente, il 3 novembre 2014, con il Piano di recupero delle caserme che ha stabilito, a fronte di un importante investimento del Mef, Chieti città pilota a livello nazionale di questa tipologia di interventi con la finalità del recupero di Strutture demaniali
  • Le notevoli ricadute sull’intero territorio cittadini e provinciale in termini economici considerando che si sposterebbero circa 300 persone con tutto ciò che ne consegue
  • Il richiamato provvedimento inoltre confligge con quanto stabilito nella riforma Madia che ha previsto uffici territoriali dello Stato nei quali tutte le amministrazioni dello Stato dovrebbero confluire
  • La sensazione diffusa tra i partecipanti è che non si tratti di un processo di riorganizzazione del Ministero con la finalità di efficientare la macchina amministrativa. Pensare che un semplice spostamento di personale tra sedi possa risolvere i problemi organizzativi o ottimizzare le risorse è follia
  • Dubbi anche su come sia possibile realizzare detto accorpamento anche solo dal punto di vista strutturale e logistico. Si dovranno forse affittare nuove sedi a Pescara per garantire la permanenza del personale oltre a tutto il materiale cartaceo e documentale in dotazione?
  • Sul fronte dei risparmi inoltre si è lamentato che detta operazione non chiarisce quali siano in realtà.
  • Il DPR inoltre nulla dice rispetto al personale interessato ma semplicemente decreta lo smantellamento dello Stato da una comunità locale e lascia nell’incertezza il personale che oggi in quel contesto garantisce coesione sociale, integrazione e convivenza civile
  • E’ evidente che ancora una volta quello prospettato non è un piano organico di razionalizzazione e ancora più gravemente non ne sono chiari ed intelligibili termini e criteri

L’assemblea al termine dei lavori ha dato mandato alle segreterie territoriali per

  • dichiarare lo stato di agitazione con rinvio a successive comunicazioni su dichiarazione e di sciopero e manifestazione
  • coinvolgere ad ogni livello istituzionale, locale e regionale, l’intervento nei confronti dello stato centrale al fine di modificare i provvedimenti ad oggi assunti e scongiurare la chiusura della Prefettura di Chieti
  • Ribadire l’ultrattività del Protocollo che vede Chieti Progetto pilota in tema di riconversione del patrimonio demaniale
  • Perseguire obiettivi di razionalizzazione ma con criteri chiari, omogenei, condivisi e soprattutto che non sguarniscano il territorio e cittadini della presenza dello stato
  • Alleanza forte con cittadini, istituzioni, associazioni locali

 

      CGIL FP Chieti                                      CISL FP Chieti                               UIL PA    

       Paola Puglielli                                     Gabriele Martelli                      Donato D’arcangelo

 

Sep07

La riorganizzazione della Regione Abruzzo = trasferimento di centinaia di dipendenti

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La riorganizzazione della Regione Abruzzo = trasferimento di centinaia di dipendenti

         Le riorganizzazioni funzionano se sono concertate e condivise.

        Il Sindacato ha denunciato più volte l'inadeguatezza dei processi di riorganizzazione adottati per alcuni dipartimenti della Regione Abruzzo. Un percorso tracciato in piena solitudine, da parte della tecno struttura, senza il coinvolgimento dei dirigenti, dei dipendenti e delle parti sociali, nella presunzione che la riorganizzazione potesse procedere più speditamente.

         Il risultato del mancato coinvolgimento dei protagonisti nel processo di cambiamento sta producendo una disarticolazione della struttura regionale e un forte disorientamento tra i dipendenti e l'utenza che, con l'accentramento di alcuni servizi sulla città di Pescara, subirà forti disservizi.

          Il piano di riorganizzazione comporta la spoliazione degli uffici periferici regionali, in controtendenza rispetto ad una pubblica amministrazione che deve puntare al decentramento dei servizi e che deve essere sempre più vicina ai cittadini e alle aziende del territorio.

          Oggi, epoca delle amministrazioni digitalizzate e informatizzate, la Regione Abruzzo, anziché potenziare la lavorazione informatica a distanza dei procedimenti amministrativi preferisce, con soluzioni semplicistiche, spostare il personale.

          Il tutto si tradurrà in un forte danno ad alcune filiere produttive, come quella vitivinicola, perché i piccoli produttori agricoli saranno deprivati dei supporti tecnici e amministrativi forniti attualmente dagli uffici periferici per l'agricoltura.

           La CISL FP richiede, attraverso un confronto con le Organizzazioni Sindacali nel merito delle questioni, al Presidente della Giunta Regionale di rivedere i provvedimenti relativi alla riforma organizzativa, prima che producano effetti negativi sull'incisività dell'azione amministrativa della Regione,

 

      Il Segretario Generale

         Vincenzo Traniello

        

Lug28

BASTA CON LE ESTERNALIZZAZIONI SCELLERATE! ...

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BASTA CON LE ESTERNALIZZAZIONI SCELLERATE! ...

La CISL FP non è contraria a forme di esternalizzazioni che riguardino i servizi non strategici delle pubbliche amministrazioni, neppure per la sanità, soprattutto se tali servizi non sono destinati alla cura della persona. 

            In queste ultime settimane la AUSL di Teramo ha deciso di procedere all’esternalizzazione del servizio ADI da sempre affidato al personale interno.           

            La CISL FP dice no a questa decisione di esternalizzare l’Assistenza Domiciliare Integrata, fino ad oggi svolta in maniera efficiente ed efficace, sia perché dove tale affidamento all’esterno si è già realizzato, il servizio è qualitativamente peggiorato e sia perché tale esternalizzazione non consentirebbe risparmi economici né consentirebbe recupero di personale.

            Non solo la qualità del servizio ma anche i numeri confermano che l’ADI di Teramo è fiore all’occhiello della sanità territoriale abruzzese: nel 2014 sono stati assistiti 2.962 pazienti di cui 2708 ultrasessantacinquenni con un totale di accessi infermieristici pari a 71.964 e 189.747 prestazioni.

            La CISL FP si opporrà a questa scelta scellerata perché un servizio socio-sanitario domiciliare necessita di continuità assistenziale e di presa in carico del paziente che va rassicurato, unitamente ai suoi familiari, anche psicologicamente.

            La deospedalizzazione è certamente un obiettivo da perseguire in un nuovo progetto di sanità regionale ma questo può realizzarsi solo se nell’erogazione dei servizi territoriali, quindi anche dell’ADI, viene garantita la qualità con personale aziendale del settore che ha esperienza e professionalità consolidate.

            La Direzione strategica deve ripensare le proprie decisioni con l’obiettivo di rendere la AUSL, e nel caso specifico il servizio ADI, sempre più adeguata ai bisogni del territorio della provincia di Teramo e dei suoi cittadini.

         

 

 

             Il Segretario Regionale                                          Il Segretario Generale

               Andrea Salvi                                                          Vincenzo Traniello                                                     

           

Lug21

La riorganizzazione della Regione Abruzzo non decolla!

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La riorganizzazione della Regione Abruzzo non decolla!

Le riorganizzazioni funzionano se sono concertate e condivise. In Abruzzo, invece, si è scelta la strada del non confronto, con ricadute negative sulla macchina organizzativa che non decolla.

            La CISL ha sempre sostenuto la riforma organizzativa dell’Ente Regione, condividendo l’ampia delegificazione messa in atto dal legislatore regionale con l’approvazione delle modifiche alla Legge n. 77/1999. La delegificazione avrebbe portato ad una maggiore incisività dell’azione amministrativa regionale, ma a condizione che gli atti conseguenti che la Giunta e il Consiglio andavano ad adottare fossero ispirati ad un ampio coinvolgimento dei dipendenti, dei dirigenti e di tutta la macrostruttura regionale.

            Un percorso che non è avvenuto per la Regione Abruzzo, probabilmente per inerzia o perché si riteneva che la riorganizzazione potesse procedere più speditamente senza il coinvolgimento degli attori. Purtroppo, dobbiamo constatare che il processo di riorganizzazione, nonostante il mancato coinvolgimento del personale e delle parti sociali, dura ormai da un anno e che i primi riscontri dell’attuazione del processo organizzativo stanno producendo una disarticolazione delle strutture regionali e un forte disorientamento tra i dipendenti.

            In questi giorni, alla regione è iniziato il giro dei dirigenti tra un servizio ed un altro. Una scelta di rotazione condivisibile, ma che non può avvenire senza tener conto della professionalità e delle competenze che ciascuno ha acquisito nel corso della propria vita professionale. Una strada da seguire anche per i responsabili d’ufficio e i dipendenti in generale.

            Questi metodi di gestione della riforma producono effetti negativi sull’efficienza e l’efficacia  dell’azione amministrativa, avendo una ricaduta nefasta sui servizi erogati dall’Ente regione ai cittadini e alle imprese.

            Le nuove norme in materia di pubblico impiego riconoscono solo al datore di lavoro i poteri della riorganizzazione degli Enti, ma l’esperienza, maturata in questi lunghi anni,  insegna che le riforme, senza la partecipazione attiva di chi deve nella quotidianità essere l’attore primario dell’applicazione della riforma, porta solo a una deriva confusa della macchina amministrativa.

            La CISL FP denuncia la confusione in cui versa la Regione, ma nulla è perso se il Presidente della Regione riconosce il ruolo delle organizzazioni sindacali in questi percorsi di riforma richiesti non solo dai lavoratori, ma anche dai cittadini, per rendere la pubblica amministrazione innovativa ed incisiva.

 

           Il Segretario Generale  

          Vincenzo Traniello

Lug16

La misura è colma!!!...

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La misura è colma!!!...

L’Amministrazione regionale da circa un anno continua a proporre progetti di riorganizzazione che, puntualmente, dopo qualche settimana vengono abortiti.

         Per onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere che dopo 9 mesi, finalmente il 30 aprile u.s. il Sindacato e le RSU sono stati convocati per essere informati sul progetto di riforma della macchina regionale.

         Le riorganizzazioni dei Dipartimenti regionali sono state finalmente adottate con una Delibera di Giunta Regionale, ma solo la scorsa  settimana, a distanza di due mesi, dopo infiniti giri di giostra, sono stati assegnati ai Dipartimenti i rispettivi Dirigenti.

         Il Sindacato ha più volte, nei mesi scorsi, denunciato l’inadeguatezza dei processi di riorganizzazione adottati per alcuni dipartimenti; riorganizzazioni che sono state concepite senza il consenso delle Parti Sociali, ma soprattutto fuori da ogni logica di contesto, spesso avulse dalla realtà. L’adozione di tali progetti di riforma hanno prodotto, da subito, disorientamento e demotivazione tra il personale e hanno creato disservizi all’utenza. Tutto ciò sarebbe stato accettabile, qualora alla macchina organizzativa fossero state apportate, in corso d’opera, le modifiche necessarie.

         Non è assolutamente tollerabile il contenuto della mail inviata dal Direttore delle Politiche Agricole al Personale del Dipartimento.       La CISL FP stigmatizza il contenuto della stessa e chiede al Direttore del Dipartimento Politiche Agricole di evitare di sentenziare in maniera generica ed offensiva nei confronti dei dipendenti. Lo invita ad attenersi rigorosamente e correttamente alle procedure che regolano il rapporto di lavoro dei Pubblici Dipendenti. Si augura che il Direttore abbia almeno contezza delle stesse regole.

        •            Il Segretario Generale  
        •           Vincenzo Traniello
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